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La libertà di incontrare il Dalai Lama
Nonostante le pressioni, nonostante le minacce, nonostante la voce grossa di Pechino, sabato a Danzica il presidente della Francia e (di turno) dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, ha incontrato il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet. L’incontro è storico. Guarda il video di Marina Valensise

“E’ molto importante la scelta di un incontro in un’occasione del genere – dice al Foglio Carlo Buldrini, uno dei primi giornalisti italiani ad aver raccontato la repressione cinese in Tibet – Perché questo serve a rilanciare con forza la causa tibetana agli occhi della Cina”. Pechino s’è opposta come ha potuto, tanto che venerdì il portavoce del ministero degli Esteri, Liu Jianchao, aveva apertamente messo in discussione i rapporti economici tra Pechino e Parigi. “Attribuiamo un’enorme importanza alla nostra partnership strategica con la Francia, così come alle relazioni commerciali con Parigi – aveva detto Liu – Soltanto se le relazioni bilaterali sono buone, possiamo creare una sana atmosfera per le nostre relazioni commerciali”.
E’ da metà novembre che continuano le pressioni su Parigi. Fin dall’inizio, però, Sarkozy ha fatto capire che al colloquio non avrebbe rinunciato. “Se c’è un problema, sarà un’occasione in più per dialogare”, aveva detto il 15 novembre al termine del summit tra Europa e Russia a Nizza. La Cina ha così aspettato sul ciglio del fiume e il 26 novembre ha annunciato il rinvio, a data da destinarsi, del summit con l’Unione europea in programma domani a Lione. I commentatori francesi si sono messi a fare i calcoli: che cosa ne sarà – si sono chiesti – dei 20 miliardi di euro di contratti siglati in pompa magna poco più di un anno fa tra Parigi e Pechino? “Il pericolo di ripercussioni economiche è reale – commenta Buldrini – Con l’indottrinamento del regime cinese è possibile un boicottaggio di prodotti francesi, che sarebbe ancora più grave con l’attuale crisi”. Ma il Figaro ieri minimizzava: can che abbaia non morde, le autorità cinesi non stanno cavalcando più di tanto “il tradimento” di Sarkozy. I timori dei francesi non sono eccessivi: una grande crisi, quest’anno, c’è già stata.
Quando è scoppiata, in primavera, la crisi tibetana con i monaci buddhisti incarcerati e uccisi dai cinesi, Sarkozy non aveva nascosto di essere rimasto “scioccato”. La fiaccola olimpica stava incominciando il suo giro del mondo per arrivare alla sede dei Giochi, Pechino per l’appunto, e a Parigi gli “uomini in blu” che proteggevano la torcia avevano avuto parecchi problemi: proteste, cartelli, ostacoli. Sarkozy aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi e in Cina i grandi magazzini di marca francese e l’ambasciata erano stati presi d’assalto. Il boicottaggio dei prodotti era reale e preoccupante. Da lì – sostengono i maligni – nacque la decisione di Sarkozy di non incontrare il Dalai Lama che ad agosto era in visita in Francia. Ci furono grandi polemiche, aggravate dal fatto che persino il presidente americano, George W. Bush, aveva invitato il Dalai Lama alla Casa Bianca senza preoccuparsi granché della Cina che protestava.
Sabato Sarkozy ha ribadito di essere “libero” di decidere la sua agenda. Considerando che sempre ieri il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a ottenere l’accordo con i paesi dell’est sul clima, considerando che tra crisi economica e guerra tra Russia e Georgia il presidente di turno dell’Ue non è riuscito a trovare la quadra europea, l’incontro con il Dalai Lama rischia di essere l’unico, forte e concreto messaggio di libertà lanciato da Sarkozy in Europa.
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